In questo weekend invernale, il Centro Nazionale della Milizia dell’Immacolata, ha organizzato la Scuola di Formazione 2020 c/o il Seraphicum a Roma.

Oggi, Venerdì 31 Gennaio, circa 100 militi provenienti dalle varie Regioni di Italia si sono ritrovati in questa struttura per iniziare insieme il cammino formativo in comunione. Abbiamo iniziato con la partecipazione alla S. Messa presieduta da p. Giuseppe Pica Assistente della M.I. della Sardegna, il quale ha commentato il Vangelo odierno di Marco cap.4, 26-34.

Egli sottolinea che la nostra esistenza è segnata dalla fatica e dai limiti della condizione umana … anche il profeta Davide nonostante la chiamata ha sperimentato il limite delle propria fragilità … del peccato. Ma la sua esperienza ci insegna che la potenza di Dio non smette mai di agire, aldilà di ogni difficoltà. Il seme, di cui ci parla Gesù nel Vangelo, è fragile, piccolo, ma cresce e sviluppa come egli stesso non lo sa!

La potenza di Dio è generatrice e fa germogliare in noi il seme della Sua grazia aldilà dei nostri limiti.

Oggi qui riuniti affidiamo a Lui i nostri gruppi M.I., le nostre famiglie e la realtà nella quale quotidianamente ci troviamo ad operare.

In seguito alla pausa cena, ci siamo raccolti in Cappella per l’Adorazione Eucaristica, guidata da p. Mauro De Filippis Delfico Assistente Nazionale della M.I., il quale di fronte a Gesù ha invocato lo Spirito Santo per aiutarci a vivere questo momento in comunione con Lui. Ci siamo prostrati davanti al Santissimo con tutte le nostre fragilità umane, le nostre sofferenze, i nostri peccati chiedendoGli di purificare il nostro cuore con la forza del Suo amore, il quale può aiutarci a vivere il perdono di noi stessi e dell’altro.

Padre Mauro De Filippis Delfico ha invocato Gesù perché possa aiutarci ad accogliere e a donare la pace che viene solo da Lui … ad essere uomini e donne di pace, come lo fu S. Francesco ad Assisi … il nostro Padre Fondatore ad Auschwitz. A Lui affidiamo la pace delle nostre famiglie … della nostra Parrocchia … dei nostri gruppi M.I.

Tutti riuniti davanti a Gesù affidiamo questi giorni di formazione e lo ringraziamo perché per mezzo del Suo disegno di amore ci ha voluti qui … grazie perché Io sono qui … Noi siamo qui!

Gesù apri il nostro cuore ad un ascolto ubbidiente perchè possiamo vivere la nostra Consacrazione a Maria nel servizio autentico e generoso nella Chiesa. Tutto questo te lo chiediamo per mezzo delle mani dell’Immacolata.

Nel giorno di Sabato 1 Febbraio abbiamo iniziato la mattina con la Celebrazione Eucaristica presieduta da p. Franco Ministro Provinciale dell’Abruzzo – Campania. Nel commento al Vangelo di Marco cap. 4, 35 – 41 egli ci ricorda che noi militi siamo qui per trovare una forma cristiana per divenire veri testimoni del Vangelo, seguendo l’esempio del nostro fondatore Padre Kolbe che ci rimanda alla prima discepola di Cristo: Maria.

L’evangelista Marco ci presenta un Gesù che si fa vicino all’uomo nel momento della “tempesta”, la quale destabilizza, spaventa, ma Lui avvicinandosi toglie ogni timore … ogni paura. A volte ci domandiamo “Signore non ti importa che siamo perduti?” nel silenzio della paura il Signore risponde “Perché hai paura?”placando la tempesta dell’animo umano.

Noi che siamo qui riuniti chiediamo all’Immacolata di accogliere come Lei la presenza rassicurante di Cristo che si fa Luce nuova nel nostro cammino di fede. Con San Massimiliano Maria Kolbe vogliamo accogliere questa Luce nuova per camminare verso la santità.

Dopo le Lodi Mattutine, si sono aperti i lavori con l’intervento della presidente nazionale Margherita Perchinelli, la quale ringrazia tutti i presenti per essere così numerosi in questo appuntamento annuale della Formazione, per noi militi così importante.

La Parola passa a p. Mauro De Filippis Delfico, il quale ci presenta il relatore p. Tomas, il quale partirà proprio dalla Parola per introdurci nel nostro cammino formativo incentrato sul tema “Riscopriamo il Carisma di San Massimiliano Kolbe, Splendida via di Santità”. Questi parte analizzando il Testo biblico di Giovanni cap. 19, dal versetto 25 in poi, nel quale vedremo Gesù che dà vita ad un Testamento nell’atto di affidare la Madre al suo discepolo amato.

Padre Tomas inizia citando una lettera di Padre Kolbe diretta al suo Generale. Infatti, mentre rientrava dal Giappone propose al suo Generale di scrivere un articolo dedicato all’anniversario di 1900 anni dal momento in cui Cristo affidò Maria al suo amato discepolo … e con lui a noi. Padre Kolbe respira un’aria biblica che gli ricorda la Salvezza donata da Dio agli uomini e la Madre figura fondamentale in questo piano.

Egli ci legge il brano di Giovanni cap. 19, 25-27 e si chiede: Dove stiamo? In quale contesto?

Ci troviamo sotto la Croce nel momento della morte di Gesù dove avviene questo affidamento di Maria a Giovanni, ma troviamo anche 4 soldati che vogliono dividersi le vesti del Signore per ottenere un guadagno personale. Vediamo allora da un lato i 4 soldati avidi di denaro, dall’altro Gesù che ha sete e beve dell’aceto e al centro il Suo testamento per l’umanità.

Se guardiamo tutta la struttura di questo passo evangelico, non riusciamo a trovare la descrizione della morte di Gesù, ma solo il dono di Maria. Al centro di tutto troviamo le relazioni. Al centro della Passione non c’è la morte, ma l’amore di Gesù.

Un altro passo evangelico rilevante che contiene un certo parallelismo con questo, è quello delle Nozze di Cana di Galilea.

In entrambi i passi sopra indicati troviamo al centro di tutto la Madre, figura che lega i due episodi del Ministero di Cristo.

Un elemento non esplicito, ma il fondo storico di questi episodi lo rilevano, è Maria la Madre che agisce in modo illegale, contro le usanze del tempo. A Cana per dire a Gesù che mancava il vino dovette infrangere la legge … sotto la Croce mentre i discepoli guardavano da lontano e Maria stava sotto la Croce, aldilà del confine permesso.

Qual è la logica alla base di questi episodi? Quella dell’Amore!

Nel caso delle Nozze di Cana c’è la Madre e i discepoli che arrivano con Gesù … sotto la Croce c’è Maria e i discepoli che guardano da lontano.

Come finiscono entrambi i passi del Vangelo? Con i discepoli che cedettero, ma a Cana si manifestò la sua gloria senza essere giunta la sua ora, mentre sotto la Croce si manifestò il suo essere Figlio di Dio. Chi rende possibile tutto questo è la fede di Maria.

Nell’ultima scena di questi 2 passi del Vangelo la fede è l’elemento decisivo!

Nel brano di Giovanni che cosa possono credere?

Alla parola di Cristo: questa è tua Madre e questi è tuo figlio. La questione è mi fido e accolgo o non mi fido! La fede e l’accoglienza cambiano le relazioni.

A Cana Maria è presentata come colei che attende la Salvezza e, probabilmente sotto la Croce rappresentò tutti coloro che attendevano la stessa.

Il ruolo del discepolo è quello di prendersi cura della Madre e di tutti coloro che attendono la Salvezza.

Tutto il Vangelo di Giovanni è come una spirale dove il racconto successivo ci permette di comprendere meglio quello descritto in precedenza.

Padre Tomas analizza i seguenti versetti di Giovanni Cap. 19:

  • Versetto 25: stavano c/o la Croce, mentre gli altri evangelisti stavano guardando da lontano. Sotto vi erano 4 persone: la Madre, Maria di Cleofa, Maria di Magdala e il discepolo amato.
  • Versetto 26: appare il discepolo che egli amava. La cosa sicura è che nell’ultima scena né Madre né il discepolo amato viene descritto il loro nome. Perché? L’unico modo per identificarlo è guardare la relazione che entrambi hanno con Gesù.
  • Versetto 27: appare un Ecco con una indicazione di una persona, ciò stabilisce passaggio, un cambiamento di relazione: Madre – Figlio, discepolo che si prende cura della Madre. Il posto di Gesù viene affidato al discepolo e questi prende il posto di Lui nella storia della Madre. Prendere il posto di Cristo è prendere il posto della Pasqua vivendo i due aspetti dell’amore: venerdì Santo/ Pasqua di Risurrezione, Vino nuovo dell’amore/ Aceto del non amore.

Al centro di questi episodi della vita di Gesù abbiamo:

  • Accoglienza;
  • Amore;
  • Relazione tra le persone.

Se il discepolo diventa il figlio, allora, egli è fratello e come tale si assomigliano. La relazione con Gesù fa sì che noi gli assomigliamo ogni giorno di più.

Prendere nella propria vita la Madre di Gesù significa essere pronti ad uno sconvolgimento di vita totale. Le relazioni in Gesù sono talmente tanto forti che superano ogni legame familiare.

Nella Chiesa, tradizionalmente, si sono seguiti due filoni di interpretazione:

  • Quello morale;
  • Quello delle figure simboliche.

In conclusione, possiamo fare un altro parallelismo tra il vangelo di Giovanni cap. 19 e il libro della Genesi cap. 3. Nel primo troviamo un albero (legno) e sotto un uomo e una donna, nel secondo abbiamo un albero e il primogenitori. In Genesi Dio viene vissuto come un Dio geloso che non vuole darci nulla, in Giovanni troviamo un Dio inchiodato alla Croce, privo di tutto, possiede solo delle relazioni che alla fine ci dona … non tiene nulla per sé. Con gli occhi di Giovanni vediamo un Dio che “prendiamo” nel dono dell’Eucarestia …  che si dona senza misura all’uomo.

Dialogo in aula.

Nel corso del confronto in aula sono emerse alcune precisazioni:

Padre Tomas sottolinea che nella lettura biblica ci sono dei passi che dobbiamo fare, per non cadere in una interpretazione personalistica della Parola. I passi sono 4:

  1. Lectio (cosa sta scritto nella Bibbia);

2. Meditatio (che cosa dice a me);

3. Oratio (cosa dico io);

4. Conteplatio.

Il pericolo al quale incorrono tutti i nostri gruppi è quello di soffermarci solo al secondo punto , mentre è importante ascoltare prima cosa dice la Bibbia perché da come ascoltiamo dipenderà tutto il resto. La nostra esperienza incide molto sul modo di entrare nella Parola di Dio. La Chiesa ci fornisce 6 criteri per interpretare la Parola: tre sono legati alla Scrittura e tre allo Spirito Santo. Più noi leggiamo la Parola di Dio, più la studiamo e maggiore sarà la nostra capacità di comprenderla e intuirne il vero significato.

Molto spesso noi guardiamo a Gesù e a Maria come persone che, essendo esenti dal peccato, non siano mai stati sottoposti alla tentazione. In Luca cap. 4 sappiamo che vengono descritte le tentazioni di Gesù nel deserto, probabilmente anche Maria avrà vissuto delle tentazioni, in che modo e quando non lo sappiamo, sicuramente non è stata esente dalle stesse.

Padre Giovanni della Campania asserisce che accogliere Maria nella propria vita dà al milite la forza e il senso del suo appartenere totalmente a Lei, non solo, ma gli consente di portare avanti l’eredità di Padre Kolbe: la Milizia dell’Immacolata. Oggi, dobbiamo chiederci come militi: “Che cosa significa per me essere milite? In virtù del Vangelo di Giovanni come vedo il mio essere totalmente Consacrato a Maria?”.

In conclusione, interviene p. Mauro De Filippis Delfico Assistente Nazionale della M.I. il quale sottolinea l’importanza di formarci partendo dalle Scritture … dalla Parola di Dio. Lo stesso Padre Kolbe si sentiva tutto rapito dalla Parola del Signore e noi come militi non possiamo soffermarci solo sul carisma avuto in eredità dal nostro fondatore, dobbiamo partire dalla Parola.

Padre Mauro De Filippis Delfico ci ricorda che non basta studiare e meditare la Parola, ma siamo chiamati anche ad ubbidire, perché l’ascolto senza l’ubbidienza non serve a nulla.

Nella seconda parte della giornata abbiamo recitato l’Ora Media – Nona, poi ci siamo messi in ascolto della catechesi di p. Tomas. Egli desidera fare una lettura in aula di alcune parti degli Statuti della milizia dell’Immacolata, in particolare per rivedere insieme i seguenti aspetti:

  • Natura;
  • Finalità;
  • Spiritualità.

La Chiesa in quanto organizzazione ci ha chiesto, come Associazione Internazionale riconosciuta, di rivedere gli Statuti per adeguarli alle sue regolamentazioni.

Partendo dall’Art.1 degli Statuti osserviamo che Padre Kolbe definisce la M.I. un’organizzazione internazionale riconosciuta dalla Chiesa ed è stata fondata da S. Massimiliano Maria Kolbe con altri sei confratelli il 16 Ottobre del 1917.

La M.I. può funzionare secondo p. Tomas solo là dove ci sono comunione e collaborazione tra i fratelli, la Chiesa stessa si fonda su questi due aspetti.

I padri della Chiesa asserivano che dove in un luogo esiste un gruppo vi è anche lo Spirito Santo … dove non ci sono collegialità e sinodalità non è possibile parlare di Chiesa. Nel Vangelo lo stesso Gesù diceva che ci riconosceranno come suoi discepoli se manifesteremo amore gli uni per gli altri.

La M.I. come abbiamo detto precedentemente è stata fondata il 16 Ottobre del 1917, ma già dal primo Statuto non era proprio tutto chiaro. Infatti, Padre Kolbe nel 1918 scrisse una lettera (21) a suo fratello Alfonso, nella quale gli trasmise lo Statuto della Milizia dell’Immacolata per chiedergli di tradurlo e diffonderlo per farla conoscere, ma Alfonso preferì aspettare il rientro di Padre Kolbe perché non comprese la spiritualità di questo movimento.

Padre Tomas sottolinea che questo evento ci dà un indizio, ovvero, è difficile comprendere una spiritualità solo attraverso uno scritto, bensì ci vuole una voce che spiega e una vita che testimonia la stessa, probabilmente così si potrebbero avvicinare nuove persone.

Uno Statuto senza un volto dietro avrà poco impatto emotivo sull’altro.

Un fattore che può attirare le persone ad avvicinarsi alla M.I. è il segno visibile dello stare bene insieme tra noi … la comunione … l’amore … elementi che aprono l’altro all’ascolto di fronte al nostro ideale.

Per quanto concerne il nome della nostra Associazione, milizia dell’Immacolata, Padre Kolbe sottolinea che ci sono aspetti essenziali del nostro ideale che non vanno modificati, e altri più superficiali che possono essere cambiati secondo le esigenze dei tempi in cui si vive. Nel nostro mondo la Milizia può essere una sfida, in quanto la durezza del termine potrebbe attirare perché dona sicurezza. Mentre, S. Massimiliano Maria Kolbe propone una vita diversa basata su di un continuo discernimento, attraverso il quale possiamo adeguare l’ideale e i mezzi in base al tempo che stiamo vivendo.

Il discernimento è permesso dallo Spirito Santo e da:

  • Un continuo ascolto di Dio;
  • Un costante impegno.

La natura della M.I. è dinamica, in quanto va adattata al contesto nel quale il milite si trova a vivere.

La M.I. ha il fine di condurre tutti gli uomini a Dio attraverso il Cuore Immacolato di Maria per giungere alla loro santificazione e conversione.

Come posso raggiungere questo obiettivo?

Padre Kolbe ci rassicura asserendo che, se ciò che facciamo corrisponde alla volontà del Padre, e se lo facciamo bene, le nostre azioni quotidiane influiranno sulla santificazione e conversione di tutti.

Che cosa significa la santificazione di tutti?

Essa, per la Chiesa Cattolica, significa includere il cielo in ciò che facciamo sulla terra. In altre parti della Chiesa la santificazione viene espressa in termini diversi:

  • Dagli Ebrei viene definita separazione, una persona santa è separata dal resto … appartata;
  • Nei protestanti si parla di essere giustificati dalla nostra fede in Cristo;
  • Dagli ortodossi viene definita divinizzazione, essendo umani che accolgono lo Spirito Santo riusciamo a vivere la nostra vita terrena in modo divino.

Noi militi siamo qui per collaborare con Dio alla santificazione e conversione di tutti.

Cosa significa conversione?

Essa viene definita in due modi:

  • Nell’AT si parla di conversione in termini di “tornare indietro” sulla strada giusta;
  • Nel NT si parla di métanoia, cioè di cambiare il pensiero, la prospettiva di vedere la stessa realtà con uno sguardo diverso.

San Francesco d’Assisi descrisse la sua conversione come un cambiamento del gusto di fare o vivere le cose, infatti, quando era nel peccato se incontrava un lebbroso provava amarezza, ma dopo aver sperimentato la misericordia di Dio, da questo incontro provava dolcezza. Insomma, la situazione non cambia, ma cambia il modo di gustarla … di viverla.

Un mezzo del milite per incontrare autenticamente l’altro è prestare attenzione all’ascolto, alle parole dell’altro che si avvicina a lui, aiutandolo a guardare la vita da una prospettiva diversa.

Padre Kolbe nello Scritto 508 afferma che il consacrato a Maria ha lo scopo di assomigliare ogni giorno di più a Lei, fino a diventare egli stesso Lei, ad impersonificarla. L’affidamento a Maria, così come ci insegna Gesù sotto la Croce, significa accoglierla nella propria vita e con Lei tutti coloro che attendono la Salvezza … l’incontro con Cristo.

Il milite desidera diventare come Maria, ma ne è sicuro? La conosce bene Maria?

Se veramente vogliamo divenire Lei, siamo chiamati a conoscerla e per farlo basta aprire la Bibbia.

Nel Vangelo di Matteo cap. 1 viene descritta la genealogia della stirpe da cui discese Gesù Cristo, dalla quale si comprende che Maria è colei nella quale Dio ha operato in modo sorprendente. Lei ci insegna ad essere aperti di fronte alle sorprese che Dio compie nella nostra vita.

In Matteo Cap. 2 Maria ci viene descritta come una clandestina e ci fa comprendere che in una vita in cui entra Dio tutti i piani personali vengono sconvolti in modo sorprendente.

Nel Vangelo di Luca viene descritta l’Annunciazione dell’Angelo a Maria, un evento che avviene in un contesto sconosciuto, in Galilea una società quasi pagana e ad una donna in un periodo dove vigeva il patriarcato. Ella qui ci insegna ad essere attenti alle rivelazioni di Dio nella quotidianità della vita.

Divenire Lei significa vivere tutti questi aspetti sulla propria pelle … nella propria vita.

Sempre nel Vangelo di Luca Cap. 2 Maria ci viene descritta come colei che serbava tutto nel suo cuore, ovvero, ascoltava la Parola del Signore e la teneva stretta dentro di sé, meditandola.

Padre Tomas leggendo l’Art.3 degli Statuti sottolinea che la donazione totale di sé a Maria deve essere vissuta con responsabilità ed impegno dinamico. Padre Kolbe in una Lettera (33) spiega ai suoi fratelli che la M.I. si regge esclusivamente sulla libera adesione all’ideale, una adesione fatta per amore, in essa non vi è né obbligo né peccato alcuno. Tutto è riportato sul piano dell’amore e non su quello della Legge. Naturalmente, nella vita del gruppo ci deve essere un minimo di disciplina, ma tutto deve essere fatto per amore, non per dovere o obbligo.

Che cosa significa diventare come Maria?

Una caratteristica singolare di Maria è il suo modo di rapportarsi con la Trinità, noi sappiamo che Lei è:

  • Figlia del Padre;
  • Madre del Figlio;
  • Sposa dello Spirito Santo.

E noi?

Noi diveniamo figli adottivi di Dio per mezzo del Battesimo, ma come uomini entriamo nel mistero della Trinità passando per la porta della Risurrezione, della morte in quanto peccatori. Quando ci relazioniamo con la Trinità non è mai una gratuità, bensì un bisogno di Salvezza. Maria, invece, entra nel mistero della Trinità passando per la porta della vita perché risparmiata dalla macchia del peccato, solo in un secondo momento scopre il senso della Pasqua.

Essere di Maria significa pensare a un Dio che può avere il gusto della gratuità … un Dio che ha bisogno di essere guardato da noi.

L’Immacolata ci fa scoprire un Dio libero, non comandato dai peccati … il cui primato è la libertà e la grazia.

Un Dio interessato alla vita e non al peccato consente al milite, nel suo incontro con l’altro e con se stesso, di aprirsi alla possibilità … alla gratuità.

Dialogo in aula

Interviene subito p. Mauro De Filippis Delfico Assistente Nazionale della M.I., il quale sottolinea l’importanza di un contatto personale con le persone che desideriamo condurre verso l’ideale della M.I.

Una milite domanda che se Dio è Madre e Madre che relazione può avere con la figura di Maria.

Padre Tomas asserisce che dal punto di vista dogmatico Dio è Padre, ma nel Magistero della Chiesa Dio può avere o manifestare alcuni aspetti materni, ma resta soltanto Padre.

Padre Mauro De Filippis Delfico si domanda cosa significa per un milite mettersi in ascolto.

Padre Tomas sottolinea che ascoltando la Parola di Dio posso imparare ad ascoltare l’altro, e viceversa, evitando i filtri del pregiudizio. Papa Francesco parla del primato dell’ascolto e questo si può applicare anche a noi militi, ovvero, per testimoniare Maria dobbiamo conoscerla, per conoscerla siamo chiamati ad ascoltarla, solo così potremmo divenire Lei.

L’ascolto è un dono prezioso sia per se stessi che per coloro che incontriamo.

Attraverso l’ascolto attento della Parola noi possiamo accedere ai Misteri di Dio, non a tutti, ma a quelli che Lui reputa utili per noi … per la nostra crescita spirituale.

Nella giornata di Domenica 2 Febbraio, dopo la recita delle Lodi mattutine, abbiamo ascoltato la relazione di p. Raffaele Di Muro Assistente Internazionale della M.I. Egli introduce il suo lavoro sottolineando come la M.I. nacque attraverso la comunione e collaborazione tra Padre Kolbe e 6 confratelli di fede, legati tutti fra loro da un’amicizia e stima profonda.

Padre Raffaele Di Muro parte da una lettera che Padre Kolbe scrisse nel 1935,mentre rientrava dal Giappone, nella quale spiegava come nacque l’ispirazione della Milizia dell’Immacolata.

San Massimiliano Maria Kolbe racconta che lui e i suoi confratelli si erano riuniti in una piccola stanza e parlavano della miserevole condizione del loro ordine e sul futuro incerto dello stesso. Egli si è domandato cosa sia giusto fare se rimettere tutto in piedi o buttare tutto all’aria, in quanto ha notato che i giovani entrano in Convento con tante speranze e smarriscono la santità.

Nel 1917, a Roma, si manifestò in modo evidente la massoneria e Padre Kolbe di fronte al dilagare del male ebbe l’ispirazione di fondare un’associazione per combattere questa piaga spirituale e ne parò con la sua guida spirituale p. Alessandro Basile, il quale diede la sua approvazione. Tutta la vita San Massimiliano ha sottoposto ogni ispirazione o idea all’obbedienza perché desiderava sempre comprendere se queste provenissero da Dio o da se stesso. Egli cercò in ogni situazione la collaborazione degli altri.

La Milizia dell’Immacolata fu approvata il 16 Ottobre del 1917, ma la prima riunione ufficiale ci fu il 17 Ottobre del 1917, per questo motivo l’anniversario della sua fondazione può essere festeggiato in entrambe le date.

Essa fu fondata da Padre Kolbe con 6 confratelli:

  • Giuseppe Pal;
  • Fra’ Antonio Mansi;
  • Fra’ Girolamo Biasi;
  • Fra’ Antonio Glowinski;
  • Fra’ Enrico Granada;
  • Fra’ Quirico Pignalberi.

La prima riunione avvenne segretamente in una piccola stanza per parlare del programma della M.I.

Nel corso del primo anno dalla sua fondazione non accadde nulla di particolare e l’attività principale fu quella di distribuire la Medaglia Miracolosa.

Padre Raffaele Di Muro racconta questo aneddoto del primo anno della M.I. per farci comprendere che, a volte può essere faticoso camminare, ma se un’idea è da Dio certamente si realizzerà … svilupperà … e di questo ne era certo anche il nostro fondatore.

Ora vediamo in dettaglio chi erano i cofondatori della M.I. :

  • Giuseppe Pietro Maria Pal ( Apostolo in Romania): egli ha condiviso tutto con Padre Kolbe, fu compagno di studio e spirituale dal 1912 al 1919,tanto che servì nel corso della prima S. Messa celebrata da S. Massimiliano.Fu ordinato sacerdote prima di lui per non farlo partire per le armi. P. Giuseppe veniva considerato il mistico del gruppo, volava alto e veniva definito “frate senza occhi” perché non si faceva distrarre da nessuna tentazione. Nel 1919 rientrò nella sua patria la Romania, dove svolse il suo apostolato con grande amore e fervore, soprattutto, per far crescere la M.I., ma il comunismo distrusse un po’ tutto. Egli fu Ministro Provinciale e rilanciò l’attività vocazionale. Quando seppe della morte di Padre Kolbe ne fu molto addolorato, ma lo consolò il fatto di sapere che donò la sua vita per un altro. Morì nel 1948. Nel 2020 partirà la causa di Beatificazione di questo frate, il quale fu molto amato, apprezzato, in particolare per la sua umiltà. P. Giuseppe visse lo spirito della M.I. esercitando al meglio il suo compito sacerdotale.
  • Fra’ Girolamo Biasi ( la forza del dolore): questo frate nei momenti di difficoltà rincuorava S. Massimiliano dicendogli che erano forti e sarebbero andati avanti comunque. Egli veniva considerato il confidente di Padre Kolbe e studiarono insieme dal 1916 al 1918. Fra’ Girolamo era molto debole e malato, ma affidò ogni cosa a l’Immacolata. Fu il primo segretario della M.I. Venne ordinato sacerdote dopo il nostro fondatore perché malato. Morì nel 1929. Spesso chiedeva a Gesù che ne sarebbe stato di lui … se sarebbe morto o se avrebbe avuto il dono di continuare a vivere per lavorare nella vigna del Signore … si consumava dal desiderio di servire Cristo e l’Immacolata. San Massimiliano considerava Girolamo un martire, in quanto si donò completamente per l’amore che nutriva per la causa della M.I. Attualmente sta andando avanti la causa della sua Beatificazione, per ora è venerabile.
  • Fra’ Antonio Maria Glowinski ( generoso dono di sé): frate romeno studiò in Assisi, ma completò il suo percorso formativo a Roma. Di lui si sa che donò tutto se stesso per aiutare il prossimo attraverso il sacerdozio. Morì molto giovane nel 1918 a causa della febbre Spagnola. Purtroppo avendo poco materiale informativo su questo frate non è stato possibile aprire una causa per la sua Beatificazione.
  • Fra’ Antonio Mansi (piccolo con un cuore grande) : di lui è stato ritrovato il diario personale, si sa che morì non ancora sacerdote in concetto di santità. In punto di morte Fra’ Antonio elargisce dei consigli a Padre Kolbe inerenti il cammino della M.I. Negli Scritti ci sono 18 citazioni su questo frate. San Massimiliano considera Fra’ Antonio il santo del gruppo, tanto che dopo la sua morte si recò a Napoli nella terra natia di questo confratello per avere delle informazioni per procedere alla causa della sua santità. Dal suo diario emerge una grande devozione verso il Sacro Cuore di Gesù. P. Raffaele Di Muro propone Fra’ Antonio come un esempio di formazione per i giovani perché si impegnava molto in tutto ciò che faceva … pregava intensamente … era innamorato di Maria.
  • Fra’ Quirico Pignalberi (maestro dei frati): questo frate visse circa 91 anni e fece formazione ai frati con un cuore da milite. Per Fra’ Quirico la formazione era fondamentale, tanto che viene considerato il maestro dei frati e della vita ascetica. Proprio perché visse a lungo fu un testimone vivente degli insegnamenti di San Massimiliano.
  • Fra’ Enrico Granata (amico e confidente di Padre Kolbe): egli venne ordinato insieme a Padre Kolbe e condivise con lui molte cose, per questo viene definito un amico e confidente. Fra’ Enrico è l’uomo pratico e concreto del gruppo, morirà in una casa di riposo nel 1964 a causa di una malattia mentale. Quando si parlava della santità di Kolbe diceva sempre che un po’ era anche la sua dato che lo copriva sempre quando ne aveva bisogno. Il suo lavoro fu poco visibile, ma molto prezioso agli occhi di Kolbe.

Cosa ci insegnano a noi, oggi, Padre Kolbe e i suoi confratelli?

L’amicizia vera, la stima reciproca, non c’era fra loro competizione, carrierismo, indipendentemente dai loro incarichi, vivevano tutto con umiltà e condivisione. Questi aspetti rappresentano una sfida per la M.I. di oggi.

Padre Raffaele Di Muro afferma che nel mondo ci sono tante realtà della M.I., ma non vi è un cammino unitario, sono tutte piccole isole che si sentono migliori l’una rispetto all’altra.

La via della M.I. è l’umiltà.

Siamo numerosi nel mondo, ma purtroppo disgregati, mentre questi fratelli ci insegnano il valore dell’amicizia, della comunione e dell’andare avanti insieme.

I fondatori della M.I. sono davvero amici, condividendo in comunione e solidarietà l’inizio del percorso del movimento. Essi mettono in evidenza il valore della fraternità e della preghiera, due elementi cardine della M.I.

La loro fede è grande, si fidano della chiamata di Dio e dell’ Immacolata, spendendosi per l’ideale con generosità e oblatività. Il loro esempio è fondamentale per portare avanti l’eredità che ci hanno affidato.

Padre Kolbe ci insegna a non aver paura di sognare perché con l’Immacolata si può fare cose grandi.

Terminata la formazione ci siamo recati in Chiesa per la celebrazione Eucaristica presieduta da p. Mauro De Filippis Delfico Assistente Nazionale della M.I.

Nel commento al Vangelo odierno preso dall’evangelista Luca cap. 2, 22-40, egli ci ricorda che oggi giorno della Candelora, ci addentriamo nel momento della purificazione di Maria e nella Consacrazione del Figlio presentato al Tempio. Gesù viene presentato al Tempio, ma non è del Tempio … è dell’uomo … è nostro!

Cristo è nostro … è di quelli che sono assetati di verità … che sanno vedere oltre come Anna … che sanno sognare … che sentono Dio come futuro, come speranza certa di un’attesa che avrà il suo compimento.

Tutto questo è nel Vangelo perché noi leggendolo possiamo conservare le sue parole nel nostro cuore … parole che ci dicono che non vivremo senza l’incontro con Cristo … senza Luce.

La Parola viene definita come una spada, nell’AT essa è efficace perché è viva e giunge fino al punto di divisione tra il cuore e lo spirito. La Parola è una spada … è la verità di Dio che entra nel nostro cuore smascherandoci, mettendo il Luce ciò che siamo realmente.

Maria fu tagliata dalla Parola di Dio nell’anima perché le fu chiesto di accettare un figlio che non rispecchiava le sue aspettative e di cui diventerà la prima discepola. Ella dovette accettare che il Messia … il Figlio suo era potente nell’amore e non era amore per la potenza.

Gesù nel Vangelo ci dice che è venuto non per portare pace, bensì divisione. Le sue parole sono come una spada perché ci fanno male, in quanto svelano una verità scomoda che non vogliamo vedere. Il Vangelo è scomodo e se non lo fosse vuol dire che è annacquato.

Simeone nel Tempio sottolinea tre aspetti della venuta di Gesù:

  • Caduta di molti;
  • Risurrezione;
  • Segno di contraddizione.

Cristo con la sua Parola fa cadere tutti i nostri idoli … le nostre maschere!

San Massimiliano Maria Kolbe accoglieva la Parola di Gesù, confrontava sempre se stesso con la Verità e per tale motivo andava sempre oltre, non si adagiava mai su quello che aveva fatto o raggiunto, era proteso su ciò che avrebbe fatto dopo … a cosa Dio lo avrebbe chiamato. Anche dobbiamo seguire l’esempio del nostro fondatore, evitando di accomodarci sul poco che facciamo, contemplando gli obiettivi raggiunti, bensì come lui impariamo a guardare oltre … essere dinamici e aperti a nuove sfide con la guida dell’Immacolata.

 

 

 

Segretaria Regionale

Simona Sampaolesi