La Milizia dell’Immacolata delle Marche ha organizzato un week-end di spiritualità in questo periodo quaresimale, un tempo forte del nostro cammino cristiano, un tempo di conversione nel quale possiamo guardarci dentro per vedere la nostra autenticità nella sequela di Gesù … ma un tempo in cui possiamo incontrare la Misericordia del Padre attraverso Gesù e la guida della nostra Mamma Celeste, per riscoprire la gioia dell’essere cristiani.

Nel nostro week-end di spiritualità siamo stati guidati da p. Marzio Calletti Ministro Provinciale e Regionale dei Frati Cappuccini, per approfondire con lui il tema del nostro anno sociale: “Con l’Immacolata nel cuore della Chiesa”.

I nostri gruppi hanno dato una buona risposta alla proposta di trascorrere insieme due giorni di intensa contemplazione in preghiera e comunione fraterna.

In tutto hanno partecipato circa 100 persone sia militi che interessati.

Sabato 30 Marzo ci siamo riuniti in Basilica per partecipare alla Santa Messa, nella quale abbiamo ascoltato la Parola di Gesù presa dal Vangelo di Luca cap. 18, 9-14, in cui viene messa in relazione la preghiera del fariseo con quella del pubblicano.

Noi spesso nella preghiera ringraziamo Dio per NON essere come le persone che peccano, che sono ingiuste, mentre noi siamo migliori, facciamo il bene. A volte usiamo spesso il pronome IO, tipico atteggiamento del fariseo, senza pensare che richiama al verso dell’Asino. Il pubblicano non dice mai Io, ma si mette in fondo alla Chiesa per chiedere perdono per la propria miseria. Allora chiediamoci: “Com’è la nostra preghiera? “  Siamo come il fariseo o il pubblicano?”.

Dopo la celebrazione Eucaristica abbiamo recitato l’Angelus nella Casa di Maria e siamo rientrati nella casa dei Salesiani.

Nel pomeriggio, in seguito ad un momento di preghiera, ci siamo riuniti nella sala conferenze per ascoltare le Cappuccini.

Egli inizia asserendo che l’incontro fatto con il Signore ci fa crescere in comunione fraterna. Il cuore perché funzioni bene ha bisogno di battere!

Qual è il battito del cuore in questo tempo storico del nostro tempo?

Basta bussare alla porta della Chiesa di questo tempo. Il 19 Marzo 2018 il Papa ha firmato un documento che sta facendo battere il cuore della Chiesa, aiutandoci in modo particolare “Gaudete et Exutate”, la quale è un’esortazione apostolica, attraverso la quale il Santo Padre vuole insegnare alla Chiesa, e quindi anche a noi della M.I., a testimoniare la Parola del Vangelo.

La prima esortazione apostolica è “Evangelii Gaudium” nella quale Papa Francesco ci incita ad evangelizzare, in quanto siamo nella Chiesa e dobbiamo trasmettere il Vangelo, che non è un messaggio scritto, ma una Persona che è Gesù cristo figlio Maria.

La seconda esortazione apostolica prende il titolo di “Amoris Letizia”, la gioia dell’amore, cioè rivedere l’amore tra un uomo e una donna come qualcosa di bello, di sacro.

La terza esortazione apostolica è “Gaudete ed Esultate”, dove si pone l’accento sulla gioia di cui parlò Gesù nelle Beatitudini.

Tutte e tre le esortazioni parlano di gioia, oltre all’Enciclica “Laudato sii”, nella quale troviamo il tema della gioia, scaturita dalla contemplazione della creazione.

Il filo conduttore del pontificato di Papa Francesco è la gioia.

E noi siamo uomini o donne di gioia?

La gioia non come espressione di emozioni psicologiche, ma quella di cui ci parla Francesco è la gioia come frutto dello Spirito. San Paolo nella Lettera ai Galati cap. 5 ci parla del cristiano, il quale si lascia guidare dalla forza dello Spirito portando frutto. Ognuno di noi è un albero da frutto. I frutti dello spirito sono 9 tra i quali abbiamo la gioia. Essa come frutto dello spirito è uno status … un modo di essere… di vivere.

I nostri gruppi testimoniano la gioia?

Chi fa parte della M.I.  si assume la responsabilità di testimoniare con la vita, non solo con la Parola che appartiene al Dio dell’amore e della gioia. In fondo basti pensare che la M.I.  è nata da un francescano San Massimiliano Maria Kolbe che è un raggio splendente del S. Francesco di Assisi. Quest’ultimo è l’espressione vivente della gioia anche nel momento della sofferenza. La gioia psicologica difficilmente si sarebbe manifestata nella malattia, noi siamo chiamati a vivere la nostra vita seguendo questa filo conduttore.

La prima testimonianza non è fatta di parole, ma di comportamenti manifesti e silenti. Padre Marzio ci racconta che a contatto con le persone morenti ha visto la differenza delle persone di fronte alla malattia e alla morte e ha visto il modo in cui i familiari hanno vissuto quell’esperienza come spettatori … ha visto persone disperate, ma anche persone forti e piena di speranze di fronte al dolore, perché ricche di fede vera … forte.

In un’occasione ha visto di fronte ad un defunto cantare l’Alleluia per la gioia della sua  salita in cielo.

Noi stiamo testimoniando la gioia?

  1. Marzio afferma che spesso ci preoccupiamo molto dei giovani che non frequentano più la Chiesa, ma il problema è altro, piuttosto dobbiamo interessarci di cosa noi trasmettiamo ai giovani … che cosa trasmettono le nostre messe a loro … qual è la motivazione che ci fa vivere il mistero della Pasqua … in altre parole ci dobbiamo interrogare sul nostro essere cristiani, invece di chiederci perché i ragazzi vanno o meno alla Messa.

I nostri giovani colgano la gioia dell’essere cristiani? Colgono la gioia di Maria che passa attraverso alla nostra di gioia?

Papa Francesco ci vuole spronare a questa gioia. Nell’esortazione apostolica “Gaudete et Esultate” ci invita a riflettere sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Siamo chiamati ad essere santi per vocazione nel mondo contemporaneo.

Sappiamo di essere Santi?

Molti di noi si sono rassegnati sul fatto che la santità non è per noi.

Chiamati alla santità vuol dire riscoprire ciò che già siamo … la santità è tutta dentro di noi … noi conteniamo il seme della nostra santità. S. Paolo più volte diceva “ … salutatemi i santi .. “cioè i cristiani, i rinnovati in Cristo. Il piccolo seme dentro di noi bussa e dice “ mi fai crescere?”. Sta aspettando di crescere per diventare frutto della santità. Nella “Lumen Gentium” cap. 5 si parla della vocazione universale alla santità.

Papa Francesco parla di essere santi nel mondo contemporaneo, perché non c’è nessuna santità universale. Noi siamo legati a S. Francesco o a San Massimiliano Maria Kolbe e vogliamo imitarli, ma la santità non è questo. L’imitazione non è ripetere ciò che gli altri hanno fatto, Gesù non vuole pappagalli, vuole persone che rispondono in base ai propri talenti alla chiamata di santità. La santità è una quella di Gesù, ma i volti della santità sono tanti. Oggi S. Francesco vivrebbe in modo diverso la sua santità, con segni diversi. Ognuno di noi deve ricercare il suo volto … ognuno deve fare la sua strada … ognuno di noi deve essere santo nel suo modo. Alfonso Maria De Liguori era napoletano, era simpatico e scrisse il canto “Tu scendi dalle stelle”, mentre un santo milanese è più serio, quasi rigido. Perché? Perché il luogo in cui si nasce e la cultura modificano le persone e questo vale anche per la santità. Non c’è un santo uguale all’altro.

Qual è il modo con il quale io devo manifestare la santità qual è il mio volto di santità?

Che cos’è la santità?

Papa Francesco in “Gaudete ed Esultate” dice che essa è imitazione esemplare di Cristo.

La Madonna ci aiuta a conoscere Gesù … imitare Gesù … ci conduce a Cristo.

Allora qui cadono tutte le nostre convinzioni sulla santità: un santo è colui che fa i miracoli, ha visioni o fa cose straordinarie.

Essere santo è farsi trasformare in Cristo Gesù. Tanto che S. Paolo disse “non sono più io che vivo ma cristo che vive in me”.

Imitazione esemplare di Cristo, non virtuale, cioè inesistente.

Nel cap. 5 si legge che Gesù è Maestro e Modello di santità. Non solo insegna con la parola, ma si mette accanto a noi con l’esempio.

Le Beatitudini sono il segno distintivo di Gesù, la sua carta di identità.

Nelle Beatitudini c’è tutto Cristo, Maestro e Modello, Autore e Perfezionatore della santità. E’ autore perché ce la propone, ed è perfezionatore perché lo porta a compimento.

Allora ognuno di noi trovi il modo di essere santo … l’identità personale viene espressa dalle parole di Geremia cap. 5, 1 “ … prima di formarti nel grembo già ti conoscevo” . Papa Francesco ci dice che siamo unici e irripetibili.

La nostra santità è unica ed irripetibile.

L’ufficio delle letture nella festa di S. Francesco di Sales medita sulla lettera a Filotea, dove egli le dice che cosa ne pensa se il vescovo vivesse in un eremo, ella disse che è impossibile perché il pastore delle vivere con la sua gente. Inoltre, le domanda che direbbe se le donne sposate non volessero possedere come i frati, ma le donne devono amministrare la propria famiglia. Questo per dire che tutti devono trovare la propria identità.

Io conosco la mia identità di Santo? Come manifesto la mia santità?

In che modo fino adesso ho manifestato la mia santità ….qual è la mia specificità nella santità.

La santità maschile cambia rispetto a quella femminile … esprimono volti differenti.

In dignità siamo tutti uguali, ma ognuno ha la sua caratteristica…riscopriamo la bellezza della femminilità e mascolinità, dell’essere padre o madre … RISCOPRIAMOCI. Francesco di Sales è conosciuto come il santo della dolcezza, ma il suo carattere era irascibile ed istintivo … ha dovuto fare i conti con la sua identità … anche noi dobbiamo farci i conti e chiederci qual è il mio carattere?

Al numero 22 dell’esortazione apostolica troviamo scritto che basta  pensare ai santi che non sbagliano mai. Noi dobbiamo guardare alla globalità della persona perché ognuno può sbagliare.

Allora conosci il tuo carattere perché la santità passa attraverso di esso … passa attraverso l’ambiente in cui viviamo. Non dobbiamo fuggire dalle situazioni difficili, questo è egoismo…dobbiamo vivere lì e testimoniare la nostra santità.

Quanti anni abbiamo perso della nostra vita pensando ad altro e lamentatoci e senza santificarci, senza calarci nella situazione o nel contesto nel quale siamo stati inseriti da Dio. La santità si fa carico anche del luogo in cui viviamo.

Siamo chiamati ad entrare dentro il contesto in cui ci troviamo … radicandoci e vivendo in quel luogo portando luce lì dove ci troviamo.

Non possiamo vivere in un mondo irreale perché non è quello di Maria. Nel capitolo 8 del “Lumen Gentium” si parla di Maria e si dice che ha peregrinato nella fede. Noi spesso l’abbiamo identificata come un’oca giuliva, ma lei ha peregrinato nella fede e nella vita e il suo ECCOMI lo ha detto passo dopo passo nella vita. Maria volta per volta ha dovuto dare la sua risposta.

Santa Teresina di Gesù ce l’aveva con le persone del suo tempo che facevano vedere Maria come inaccessibile, mentre è un’umana che peregrina nella fede.

Maria ha detto il suo eccomi nell’Annuncio, a Gerusalemme, quando consideravano il figlio pazzo e sotto la Croce.

Dobbiamo chiederci sempre come ora …  qui dove mi trovo posso manifestare la mia santità.

La vita spirituale è dinamica quello che siamo oggi non lo saremo domani … la freschezza spirituale è data dall’esserci oggi qui!

Ecco perché, forse, fino adesso non abbiamo mai manifestato la santità perché abbiamo pensato qualcosa di altro che non esiste … la santità è trasformarsi in Cristo.

Gesù va pensato nella concretezza della vita.

Al numero 40 della “Lumen Gentium” si parla dei seguaci di Cristo, i quali nel Battesimo della fede sono fatti Figli di Dio santi e con il suo aiuto devono mantenere, perfezionare e vivere la santità donata.

Analizziamo i tre verbi sopra citati.

Innanzitutto MANTENERE, il quale è un richiamo alla gratitudine perché custodisce i doni di Dio e la santità è un dono di Dio. Essa è un dono che va custodito con un senso di gratitudine. La gratitudine non è un patrimonio comune, la cultura è un modo di vivere che risponde ad un pensiero…ma non è così scontato.

La riconoscenza è il modo migliore per non perdere, per mantenere.

Il nostro Dio è il tre volte Santo è la pienezza della santità. Il numero 3 e 7 dicono totalità, pienezza. La pienezza della santità è l’AMORE.

Mantenere vuol dire alimentare questo sentimento della gratitudine espresso con uno stile di vita.

PERFEZIONARE la santità vuol dire crescere, camminare nella santità. L’esperienza della vita ci cambia … è l’impatto con la vita che ci cambia e ci fa crescere nella conoscenza. La relazione con l’altro ci permette di conoscere noi stessi. Il dialogo si fa forte della parola, ma anche il silenzio contiene un messaggio. La perfezione viene intesa come crescita, come ampliamento degli orizzonti. Perfezione è la risposta che diamo alla chiamata di Dio nei vari momenti della nostra vita … siamo in una crescita continua ….se il corpo ha una decrescita, nello spirito avviene il contrario…in esso è una crescita continua. Io credo non ci sia altra realtà di vita come quella dello spirito.

VIVERE è l’esperienza quotidiana, se noi avessimo più attenzione ai momenti della nostra vita avremmo più momenti di crescita.

Vivere significa esserci … l’attenzione alla vita significa stare dentro la vita.

MARIA STAVA! E questo viene chiesto anche a noi.

L’esserci è fondamentale ci permette di stare veramente dentro la vita partendo dalle piccole cose.

Stabat Mater … Maria stava sotto la croce con tutta se stessa: anima, corpo, mente e spirito.

La santità è vivere dentro le coordinate della realtà.

L’esserci nella vita è come un campo di margherite, presa un ad una ad una  non ti dà nulla, ma prese insieme profumano di buono. La quotidianità ci santifica, è esse che ci santifica, mentre il giorno di festa ci dà lo slancio. Vivere così è un dono di Dio.

Come ci aiuta Dio?

Al numero 15 di “Gaudete ed Esultate” viene messo in evidenza che nella Chiesa troviamo tutto ciò che ci può aiutare per crescere nella fede, in primis ci può essere d’aiuto la Parola. Il popolo santo di Dio è un popolo ignorante, per tanti motivi, un po’ anche a causa della cultura. La riforma protestante di Lutero del XVI sec. si basa sulla scrittura interpretata con il libero arbitrio, la Chiesa in quel contesto è corsa ai ripari togliendo la Bibbia dalle mani della gente per non correre il rischio di vane interpretazioni. Da quel periodo in poi si sono moltiplicate le devozioni, le tradizioni popolari, le quali sono buone ma vanno armonizzate con la Parola di Dio. Il Concilio Ecumenico II ha portato alla meditazione della Parola di Dio perché la fede si alimenta attraverso di essa. La fede va sostanziata con la Parola di Dio. Conoscere la storia ,gli usi e costumi fa capire la disaffezione dalla parola.

Senza la parola di Dio non ci può essere la fede. Quando l’ignoranza non è voluta è perdonata, mentre se è voluta non SALVA.

Il primo aiuto che Dio ci dà è la PAROLA che ci viene rivelata dalla Sacra Scrittura.

Come possiamo dire di credere in Cristo se non conosciamo il Vangelo, forse è un Dio adattato alla nostra immagine e somiglianza?

Papa Francesco dice che un altro aiuto sono i SACRAMENTI, attraverso i quali alimentiamo la nostra santità. Essi vengono definiti i canali della grazia, attraverso di essi facciamo esperienza della vita di Dio. I sacramenti sono legati ai momenti salienti della nostra vita. Perché ancora c’è una certa paura a proporre i sacramenti nella sofferenza? Perché si associano alla morte.

Essere buoni non significa essere coglioni dobbiamo essere veri … dire la verità. Non dobbiamo fare le commedie, ma essere veri…la VERITA’ è LA PRIMA CARITA’ VERSO L’ALTRO.

I sacramenti sono per i vivi e non per i morti.

Il Papa afferma che i sacramenti sono un aiuto che Dio ci dà per raggiungere la santità.

Egli inoltre asserisce che un altro aiuto è la VITA DI COMUNITA’. Spesso esse sono fonti di pettegolezzi, maldicenze considerate peccati parrocchiali, invece, deve essere luogo per crescere nella santità anche nei segni negativi. La capacità di accogliere questi segni negativi … la capacità di amare che non è sopportare l’altro, ma SUPPORTARE i fratelli che procurano sofferenza, solo così può divenire luogo di santità.

La Milizia dell’Immacolata deve mettere le basi per essere canonizzata come esempio di comunità santa.

La santità è di tre tipi:

  • Santità personale;
  • Di coppia;
  • Comunitaria

È un sogno, ma sognare non è fantasia … sognare non invecchia mai.

Infine, un altro aiuto è CONOSCERE LA VITA DEI SANTI DI OGGI.

Noi dovremmo ringraziare papa Giovanni paolo II che ha canonizzato santi di oggi tra i quali una coppia di sposi Luigi e Maria Beltrami Quattrocchi. La loro santità è stata identificata con un gesto semplice d’amore come un fiore donato … piccoli gesti fatti con amore.

Papa Francesco afferma che la santità si ottiene con i piccoli gesti quotidiani.

La santità passa attraverso i piccoli gesti.

Ma qual è il segreto per rendere grandi questi piccoli gesti?

L’AMORE!

Un gesto fatto con amore scioglie il gelo del nostro cuore cambiando anche situazioni impensabili.

Papa Leone XII ha santificato S. Teresa di Gesù, ma gli chiesero che cosa avesse fatto di così grande. Egli rispose che ha fatto straordinariamente le piccole cose quotidiane.

I gesti quotidiani sono importanti e c’è modo e modo di relazionarsi con quello che facciamo e con l’altro … ci accorgiamo quando l’altro ci ascolta … si interessa di noi …l’amore fa la differenza e renda un monumento un piccolo gesto.

Il vescovo Antuan celebrava l’Eucarestia con briciole di pane e acqua durante la sua prigionia, ma con tanto amore e diceva “ vivo il presente colmandolo di amore … afferro le occasioni che mi si presentano per rendere straordinario un atto quotidiano”. S. Massimiliano Maria Kolbe nel campo di concentramento pieno di odio ha colmato di amore il tempo vissuto lì.

Il gesto più santo di Kolbe è aver vissuto il tempo di ferialità  con amore. A volte vediamo le cose in modo diverso nel tempo questo succede quando ampliamo il nostro orizzonte spirituale.

Allora viviamo il nostro quotidiano con amore …. Rendiamo straordinario ogni piccolo gesto quotidiano.

Terminata la catechesi, dopo un momento di pausa, ci siamo recati in Basilica per animare il Santo Rosario guidato dal Vescovo Fabio Dal Cin … noi militi abbiamo avuto il dono di portare la statua della Madonna e i candelabri durante la preghiera itinerante… momento intenso e di grande comunione del quale ringraziamo Maria.

Nella giornata di Domenica 31 Marzo abbiamo iniziato con la preghiera delle Lodi mattutine, nelle quali p. Marzio ci ha ricordato la bellezza del silenzio, attraverso il quale entriamo nel mistero del rapporto con Dio, per questo motivo è essenziale ESSERCI … stare nelle cose che si fanno … essere presenti a se stessi nel momento che la vita ci offre … nel qui ed ora!

Dopo la preghiera ci siamo riuniti nella sala conferenze per vivere un momento di condivisione e confronto sulla base delle parole che ieri p. Marzio ci ha donato.

Egli sottolinea che, il giorno precedente è stato il giorno dell’Ascolto, dove abbiamo analizzato in particolare l’esortazione apostolica “Gaudete et Esultate” dove il Papa ci sollecita ad essere santi. In questa analisi abbiamo approfondito 3 aspetti:

  • Siamo uomini di gioia? La gioia o è nel nostro cuore o non l’abbiamo non possiamo fingere di essere ciò che non siamo;
  • Che cos’è la santità? La santità è l’imitazione esemplare di Cristo … allora dobbiamo riflettere per capire a che punto siamo arrivati nella nostra trasformazione in Cristo?
  • La santità è fatta di piccoli gesti … espressi con amore … la santità si ottiene peregrinando nella fede come Maria.

 

Si apre il confronto:

 Amalia di Jesi asserisce che è rimasta colpita dalla domanda “siamo uomini e donne di gioia?”. Ella dice che questa gioia profonda non sempre riesce a sperimentarla, soprattutto, con le persone … nelle relazioni con l’altro, pur cercando di portare la Parola di Dio. Ogni giorno cerca di ricominciare e riprendere il cammino con l’aiuto del Signore, ma è una continua messa in discussione di se stessa. Amalia afferma che forse il problema è questo IO che si fa sentire. Ella chiede al Signore di pacificarsi con se stessa, per portare la pace all’altro. La domanda che si pone è “come trasmettere agli altri la gioia?”.

P. Marzio precisa che il punto di partenza è che l’uomo ha bisogno della gioia, lo stesso S. Agostino scriveva che non c’è un uomo sulla terra che non voglia essere felice. Spesso questo bisogno viene espresso in modo sbagliato, basti pensare ai giovani che la ricercano ovunque. Poi c’è un altro aspetto noi cristiani abbiamo un compito speciale, noi abbiamo un volto concreto della gioia che è Cristo Gesù. Egli è la gioia concreta che ci ricorda che ogni cosa vissuta in lui non va perduta. Le esperienze vissute in Lui hanno completezza e ci impartiscono forza.

La gioia nel rapporto con l’altro può essere raggiunta quando vediamo la persona non come altro da me, ma come parte di me … in Cristo siamo un unico corpo. Al di là che sia facile o difficile siamo chiamati a vedere l’altro come parte di noi … c’è la legge delle 3 P: i Piccoli Passai Possibili …ciò che è possibile diventa il tutto per noi … ciò che è possibile diventa attuabile per noi.

Papa Francesco nella su “Evangeli Gaudium” afferma che la realtà supera le idee e questo ce lo insegna Gesù, ecco perché è importante conoscere la Parola di Dio. Nella Parabola del seminatore Gesù ci ricorda che il seme caduto nella terra buona dà frutti a seconda delle possibilità. L’antipatia spesso ostacola la relazione con l’altro, invece noi siamo chiamati a vedere l’altro come parte di noi.

La gioia è elaborare rapporti con una qualità diversa .. rapporti che siano possibili. Noi dobbiamo fare la strada che spetta a noi, poi Dio farà ciò che per noi non è possibile … dobbiamo partire dal fatto che tutto ha un VALORE UMANO, prima che spirituale perché se spiritualizziamo tutto finiamo per vanificare il tutto. Se noi rendessimo più umane le nostre relazioni avremmo fatto molto.

La grazia di Dio non annulla l’umano, la santità esalta l’umanità.

La santità passa attraverso il nostro umano … la relazione è umana e se noi fossimo più umani saremmo santi.

Noi dobbiamo trovare la gioia nella nostra umanità.

Vincenza di Ancona è rimasta toccata dal gesto del fiore donato da Luigi a Maria … lei ancora cerca l’amore. Lei cerca nella sua vita di portare la Parola soprattutto alla sua famiglia, per giungere ad una unità con l’altro. Vincenza ha portato sempre nel cuore un dolore, ma questo con la preghiera e l’amore di Dio si è attenuato.

P. Marzio ci ricorda che l’amore fa vivere, esso ha tante sfaccettature c’è anche quello crocifisso … del sacrificio che purifica.

Vincenza asserisce che nella vita ha fatto tanti errori, ma se n’è resa conto e si è corretta … tutto ciò che fa o ha fatto in passato lo ha compiuto per amore.

P. Marzio sottolinea che al di là di tutto c’è la persona e questo dobbiamo ricordarcelo. L’amore è determinante nella vita dell’uomo, anche nella santità … la santità non si raggiunge senza l’amore … chi non ha sperimentato l’amore fa fatica ad amare. Noi possiamo testimoniare che l’educazione di un tempo non si faceva forte dell’amore dove i gesti di tenerezza venivano considerati una debolezza. Oggi non è più così segno che la mentalità è cambiata. Importante vivere e manifestare l’amore … l’amore che si fa pazienza … accoglienza … ascolto che è la cosa più difficile perché il vero ascolto viene dal cuore. L’amore è anche correzione facendo attenzione nel voler rendere l’altro come desideriamo noi. Comunque, di fronte alla critica anche se ci ferisce chiediamoci “Che cosa c’è di vero in ciò che mi hanno detto?”.

Antonio di San Severino Marche sottolinea il connubio tra il carattere e la santità, dove il primo va corretto … trasformato, soprattutto, quando si ha un temperamento irascibile, ma nella sua esperienza con i giovani fa difficoltà.

P. Marzio sottolinea che nella sua esperienza non ha mai fatto tanti discorsi, imparando che a volte possiamo trasmettere Gesù nel silenzio … con i gesti … cercando di essere una presenza positiva per l’altro.

L’intelligenza della fede ci suggerisce il modo di portare Cristo all’altro in base alla situazione nella quale ci troviamo. P. Marzio, invece, pensa che a volte disgustiamo l’altro, per esempio criticando, dicendo ciò che è giusto o sbagliato fare. Anche con i giovani puntiamo sul fatto che ricercano i valori della vita, non che vadano alla Messa, chi ricerca i valori in verità cerca il volto di Cristo.

Francesco asseriva che dobbiamo testimoniare Cristo con la vita, poi con la parola.

Spesso ai nostri giovani trasmettiamo l’incoerenza perché con le labbra professiamo bene, ma poi con i comportamenti facciamo il contrario.

Vania di Ancona rivela che è stata atea e in quel tempo le dava noia sentire le persone che la pressavano, poi non sa cosa è successo però Gesù nel tempo l’ha trasformata … è entrato nella sua vita, questo per dire a noi di non scoraggiarci di fronte alla non risposta dell’altro.

P. Marzio afferma che spesso diamo all’altro delle risposte di cui non gli importa nulla, allora l’educazione non è tanto nel dare delle risposte, ma è quello di SUSCITARE DOMANDE.

Giovanni Gentilini sottolinea la bellezza di parole come coerenza, testimonianza, ma se noi crediamo veramente in Dio e nell’Immacolata, questo si vede! Ciò lo ha sperimentato nella sua quotidianità. Per quanto riguarda i giovani essi non hanno bisogno delle nostre vane parole, bensì di credibilità … di una relazione autentica, di punti di riferimento. Egli come presidente girando per i gruppi della M.I. sente le parole amore … perdono …. Ma in verità sono parole vuote perché non seguite da azioni concrete … dalla testimonianza di vita. Noi militi non dobbiamo andare sulle piazze per far vedere che siamo bravi, ma a rendere testimonianza nel contesto dove ci troviamo, senza tante parole. Noi siamo chiamati ad essere credibili, invece, spesso siamo tentati a fare le cose secondo il nostro IO e non come lo vuole Dio. I giovani cercano la fede, ma vogliono concretezza … noi siamo concreti?

P. Marzio chiude il confronto asserendo che anche le nostre parole sono espressione della Parola di Dio.

Terminato questo bellissimo momento di condivisione, ci siamo recati in Chiesa per celebrare la Santa Messa.

Oggi abbiamo ascoltato il Vangelo di Luca cap. 15, 1,3-11-32 dove ci viene presentata la Parabola del padre misericordioso. Nel verso del Salmo abbiamo recitato “gustate e vedete come è buono il Signore”questo è un invito a sperimentare la misericordia di Dio.

Il figlio prodigo ha sperimentato la misericordia, mentre il figlio “giusto” non è mai andato oltre all’esecuzione perfetta della legge.

Il figlio che se n’è andato via, inizia una ricerca sorta da una domanda di senso che richiedeva una risposta, la quale è stata trovata in ultimo nella misericordia del padre.

In questa Parabola possiamo identificare 5 punti della misericordia del padre:

  • … quando era lontano lo vide … la misericordia è insonne … è alla ricerca continua del figlio.
  • … Ebbe compassione … la misericordia ha sempre compassione, lo stesso termine sta a significare “partecipare alla stessa passione”. La compassione esprime la capacità del padre di immedesimarsi nella povertà del figlio, il quale “ebbe fame”, cioè era digiuno e aveva bisogno di nutrirsi di qualcosa di altro. Se noi non ci immedesimiamo nella vita dell’altro non potremo mai capire nulla.
  • … Gli corse incontro … l’amore previene, arriva prima dell’altro.
  • … Gli si gettò al collo … lo abbracciò … l’altro è parte di me e l’abbraccio diventa segno di comunione.
  • … Lo baciò … qui il figlio sperimentò la misericordia del padre … il perdono che libera il cuore da ogni pesantezza, colmandolo di gioia.

Il figlio prodigo si ritrovò ricompensato dall’amore del padre, mentre l’altro non sperimentò l’amore perché si fece guidare dalla logica umana, ovvero “occhio per occhio”.

La misericordia di Dio va oltre ogni logica umana.

Nell’anno della Misericordia (2016) una persona chiese a Papa Francesco come si può annodare la misericordia con la giustizia di Dio. Egli rispose che Dio amministra la giustizia usando misericordia. Questa ridona alla persona ferita la dignità … il perdono che libera il cuore … la gioia.

Noi nell’ Eucarestia sperimentiamo la misericordia del padre in tutti questi 5 aspetti sopra analizzati.

Lasciamoci abbracciare dalla misericordia del padre e sperimenteremo l’amore.

Anche per questo anno sociale finisce questo nostro momento spirituale, facciamo tesoro delle parole donateci da p. Marzio … riscopriamo la gioia del nostro essere cristiani, imparando ad ESSERCI nel momento e nel contesto in cui Dio ci pone, con tutto il nostro essere.

Attraverso l’aiuto e la guida di Maria cerchiamo di amare e vivere ogni gesto e ogni istante della nostra quotidianità con amore e tenerezza, consapevoli che proprio attraverso tutto questo giungeremo alla santità per la quale siamo stati chiamati.

 

Segretaria Regionale

Simona Sampaolesi